GLI UOMINI HANNO DAVVERO MENO TESTOSTERONE RISPETTO AL PASSATO?
I primi dati importanti non sono recentissimi.
Già nel 2007 Travison e colleghi, analizzando il Massachusetts Male Aging Study, mostrarono un evidente calo del testosterone nella popolazione maschile americana nel corso del tempo che non poteva essere spiegato semplicemente dall’aumento dell’età dei soggetti.
Il lavoro fu importante perché introdusse il concetto di secular decline, cioè un declino del testosterone legato al periodo storico e non soltanto all’invecchiamento individuale.
Qualche anno dopo arrivò un nuovo dato interessante dalla Finlandia.
Nel 2013 Perheentupa et al. analizzarono 3271 uomini tra 25 e 74 anni appartenenti a differenti coorti di nascita.
Gli uomini appartenenti alle generazioni più recenti avevano livelli inferiori di testosterone rispetto agli uomini della stessa età appartenenti alle generazioni precedenti.
Il dato era enorme in alcune fasce.
Negli uomini tra 60 e 69 anni, ad esempio, il testosterone medio passava da circa 21,9 nmol/L negli uomini nati tra il 1913 e il 1922 a 13,8 nmol/L negli uomini nati tra il 1942 e il 1951.
E soprattutto la differenza rimaneva significativa anche correggendo i risultati per il BMI. In pratica per il “peso” delle persone.
Nel 2020 Chodick, Epstein e Shalev analizzarono invece oltre 100.000 uomini israeliani tra il 2006 e il 2019 trovando nuovamente un importante declino del testosterone indipendente dall’età.
Anche in questo caso l’aumento dell’obesità non sembrava sufficiente a spiegare il fenomeno.
A questo punto gli studi osservazionali iniziavano ad essere parecchi.
Ma nel 2025 è arrivato un lavoro decisamente più grande.
OLTRE UN MILIONE DI UOMINI: IL NUOVO STUDIO SUL CALO DEL TESTOSTERONE
Nel 2025 Santi et al. hanno pubblicato sul Journal of Endocrinological Investigation una revisione sistematica sulla variazione temporale del testosterone negli uomini sani.
Il campione complessivo comprendeva 1.064.891 soggetti, con un’età media di circa 42 anni.
Il risultato?
Il testosterone mostrava una significativa riduzione con il passare degli anni.
Ma soprattutto il trend rimaneva presente anche correggendo statisticamente per:
- età;
- BMI;
- metodica utilizzata per misurare il testosterone;
- numerosità dei singoli studi.
Questo è importante.
L’obesità rimane una delle cause più importanti di testosterone basso nel singolo individuo, ma non sembra sufficiente a spiegare il declino osservato nell’intera popolazione maschile.
E lo studio ha trovato un nuovo dato emergente.
IL DATO PIÙ IMPORTANTE: INSIEME AL TESTOSTERONE STA CALANDO ANCHE L’LH
Per capire questo punto serve un minimo di fisiologia.
La produzione del testosterone non parte direttamente dal testicolo.
L’ipotalamo rilascia GnRH, che stimola l’ipofisi a produrre le gonadotropine.
Tra queste troviamo l’LH, ormone luteinizzante, che raggiunge il testicolo e stimola le cellule di Leydig a produrre testosterone.
Semplificando molto:
IPOTALAMO → IPOFISI → LH → TESTICOLO → TESTOSTERONE
Se il problema fosse esclusivamente una progressiva incapacità del testicolo di produrre testosterone, ci aspetteremmo che l’organismo provi a compensare aumentando l’LH.
Il testosterone scende, il cervello se ne accorge e aumenta lo stimolo sul testicolo.
È quello che può accadere nell’ipogonadismo primario.
Ma Santi et al. hanno trovato un andamento differente.
Con il passare degli anni diminuiva il testosterone ma diminuiva contemporaneamente anche l’LH.
L’FSH, invece, non mostrava lo stesso trend.
Gli autori parlano quindi di un possibile “resetting” della funzione ipotalamo-ipofisi-gonadi.
Attenzione: questo studio non dimostra quale sia la causa del fenomeno e non dimostra che tutti gli uomini moderni abbiano un problema ipotalamico o ipofisario.
Ma rende l’ipotesi “il testosterone cala semplicemente perché i testicoli funzionano peggio” troppo semplice.
In realtà un segnale simile era già comparso molti anni prima.
Anche lo studio finlandese di Perheentupa aveva osservato, nelle generazioni più recenti, testosterone inferiore associato a livelli inferiori delle gonadotropine.
Il segnale oggi sta diventando quindi sempre più robusto.
NON STA CALANDO SOLTANTO IL TESTOSTERONE TOTALE
Un’altra critica possibile agli studi sul testosterone riguarda l’SHBG, cioè proteine che legano il testosterone.
Il testosterone nel sangue è infatti presente in differenti forme.
Una parte è legata fortemente alla SHBG, una parte è legata più debolmente all’albumina e una piccola frazione circola come testosterone libero.
Se cambiano i livelli di SHBG può quindi cambiare il testosterone totale senza che questo corrisponda necessariamente a una riduzione equivalente della quota biologicamente disponibile.
Questa era una possibile spiegazione del fenomeno.
Ma anche qui i dati stanno diventando più interessanti.
Già nel lavoro finlandese del 2013 era stato osservato un declino generazionale sia del testosterone totale sia del testosterone libero.
Nel luglio 2026 è stata inoltre presentata su Human Reproduction una nuova systematic review e meta-trend analysis di Levy et al. che ha analizzato studi pubblicati tra il 1972 e il 2019.
Sono stati inclusi 12 studi provenienti da sette Paesi, per oltre 100.000 uomini.
Il risultato mostrava contemporaneamente:
- riduzione del testosterone totale;
- riduzione del testosterone libero;
- riduzione della SHBG.
Il testosterone totale diminuiva mediamente di circa 0,26 nmol/L all’anno, mentre il testosterone libero diminuiva di circa 4,13 pmol/L all’anno.
Ancora più interessante: negli studi con periodo di campionamento successivo al 2000, il tasso di riduzione del testosterone totale risultava quasi doppio rispetto agli studi precedenti.
Non sembra quindi esserci soltanto un artificiale abbassamento del testosterone totale dovuto alla SHBG.
Esiste almeno un segnale consistente che anche la quota libera stia diminuendo.
QUALI SONO LE CAUSE DEL TESTOSTERONE BASSO?
Qui arriviamo al punto più complicato.
Sappiamo con sempre maggiore sicurezza che esiste un declino temporale del testosterone.
Sappiamo molto meno bene perché stia avvenendo.
Probabilmente cercare una singola causa è già un errore.
Il sistema ormonale maschile viene influenzato contemporaneamente da composizione corporea, stato metabolico, disponibilità energetica, patologie, farmaci, sonno, attività fisica e ambiente.
Vediamo i fattori principali ad oggi conosciuti.
1. OBESITÀ, GRASSO VISCERALE E SALUTE METABOLICA
L’obesità è probabilmente una delle cause modificabili più importanti di testosterone basso.
Questo punto è molto ben documentato.
Negli uomini con obesità il testosterone totale è frequentemente ridotto e può comparire un vero ipogonadismo funzionale ipogonadotropo, cioè una riduzione della produzione di testosterone associata ad una stimolazione centrale insufficiente.
Entrano in gioco diversi meccanismi:
- riduzione della SHBG;
- insulino-resistenza;
- infiammazione cronica;
- alterazione delle adipochine;
- maggiore aromatizzazione degli androgeni;
- soppressione funzionale dell’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi.
La prova più interessante arriva dal fenomeno inverso.
Quando un uomo con obesità perde una quantità significativa di peso, il testosterone tende spesso a risalire.
Una meta-analisi di Corona et al. ha mostrato che sia la dieta ipocalorica sia la chirurgia bariatrica possono aumentare il testosterone negli uomini obesi, con un incremento maggiore nei soggetti che perdono più peso.
Quindi diciamolo chiaramente:
se un uomo ha obesità, grasso viscerale elevato e testosterone basso, migliorare la composizione corporea è una delle prime cose su cui lavorare.
Ma questo non risolve completamente il mistero del declino generazionale.
Gli studi finlandesi, israeliani e la grande revisione di Santi mostrano infatti che il trend temporale rimane almeno in parte anche correggendo statisticamente per BMI.
L’obesità è quindi una parte importante del problema, ma probabilmente non è tutto il problema.
2. MANGIARE TROPPO POCO PUÒ ABBASSARE IL TESTOSTERONE
Qui bisogna evitare un errore molto comune.
Una dieta ipocalorica non ha sempre lo stesso effetto sul testosterone.
In un uomo con obesità, perdere grasso può aumentarlo.
In una persona già magra, molto attiva e con una forte restrizione calorica può accadere l’opposto.
La systematic review di Smith et al. sul calorie restriction è molto interessante proprio per questo.
Negli studi condotti su uomini sovrappeso o obesi la restrizione calorica tendeva ad aumentare il testosterone.
Negli uomini sani e normopeso, invece, alcuni studi mostravano una riduzione.
Quello che conta quindi non è semplicemente “mangiare meno”.
Conta da quale condizione parti e quanta energia rimane disponibile per il corpo dopo l’attività fisica.
Negli sportivi questo concetto diventa ancora più importante.
Una bassa disponibilità energetica mantenuta a lungo può compromettere l’asse riproduttivo maschile e ridurre il testosterone, soprattutto negli sport con enormi volumi di allenamento o in persone che cercano di mantenere percentuali di grasso estremamente basse.
È uno dei motivi per cui fare continuamente dieta, allenarsi moltissimo e cercare di essere asciuttissimi dodici mesi all’anno non è necessariamente una buona strategia né per la performance né per la salute ormonale.
3. SONNO: IMPORTANTE, MA ATTENZIONE ALLE SEMPLIFICAZIONI
Su internet si legge spesso che dormire un’ora in meno faccia crollare immediatamente il testosterone.
La letteratura è più complessa.
Una systematic review e meta-analisi su 18 studi e 252 uomini ha trovato che la deprivazione totale di sonno per almeno 24 ore riduce significativamente il testosterone.
La restrizione parziale di breve durata, invece, non mostrava un effetto statisticamente significativo.
Quindi il sonno rimane sicuramente una parte importante della salute generale e del sistema endocrino, ma non bisogna trasformare il rapporto sonno-testosterone nell’ennesima regola semplicistica da social.
Problemi cronici del sonno, alterazioni circadiane e soprattutto patologie come l’apnea ostruttiva del sonno possono inserirsi in un quadro più complesso insieme a obesità e peggioramento metabolico.
4. INTERFERENTI ENDOCRINI E INQUINANTI AMBIENTALI
Questa è probabilmente una delle ipotesi più interessanti ma anche una delle più difficili da dimostrare.
Negli ultimi decenni l’esposizione umana a numerosi composti artificiali con attività endocrina è aumentata.
Tra quelli più studiati troviamo:
- ftalati;
- bisfenoli;
- PFAS;
- pesticidi;
- alcuni composti plastificanti;
- altre sostanze capaci di interferire con la segnalazione ormonale.
Abbiamo ormai evidenze epidemiologiche che collegano alcune di queste esposizioni ad alterazioni degli ormoni riproduttivi maschili.
Una meta-analisi del 2024 su PFAS e ormoni riproduttivi ha trovato, ad esempio, associazioni negative tra esposizione a PFOA/PFOS e testosterone maschile.
Una systematic review sui bisfenoli ha riportato alterazioni della SHBG, dell’estradiolo e degli androgeni biologicamente attivi.
Ancora più interessante per il discorso sull’LH, nel 2026 una dose-response meta-analysis su oltre 12.000 uomini ha osservato un’associazione tra alcuni metaboliti dei ftalati e alterazioni dell’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi, compresa una relazione negativa con l’LH.
Questo NON significa che abbiamo dimostrato che “la plastica sta facendo crollare il testosterone degli uomini”.
Gli studi epidemiologici sugli interferenti endocrini hanno molti limiti ed è estremamente difficile ricostruire l’effetto di decenni di esposizione contemporanea a centinaia di composti.
Ma l’ipotesi ambientale non può più essere liquidata come fantascienza.
Gli interferenti endocrini rappresentano oggi uno dei possibili pezzi del puzzle.
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5. FARMACI, SOSTANZE E DOPING
Esistono poi cause del testosterone basso molto più concrete e individuali.
Diversi farmaci e sostanze possono interferire con la produzione di testosterone o con l’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi.
Tra quelli riconosciuti nelle linee guida troviamo, in differenti contesti:
- oppioidi;
- glucocorticoidi;
- alcuni farmaci che alterano prolattina o funzione ipofisaria;
- farmaci che interferiscono direttamente con la sintesi degli androgeni;
- testosterone esogeno;
- steroidi androgeni anabolizzanti.
Quest’ultimo punto è particolarmente importante nel mondo del fitness.
Utilizzare testosterone o altri anabolizzanti aumenta ovviamente l’attività androgenica durante l’utilizzo ma sopprime la produzione endogena attraverso un forte feedback negativo sull’asse ipotalamo-ipofisi-gonadi.
Alla sospensione il recupero può richiedere tempo e in alcuni soggetti può risultare incompleto.
Quindi utilizzare androgeni senza necessità medica per “alzare il testosterone” può paradossalmente diventare una delle cause di testosterone endogeno basso successivamente.
6. PATOLOGIE E IPOGONADISMO VERO
Non tutto il testosterone basso è un problema di stile di vita.
Esistono numerose condizioni organiche che possono ridurre la produzione di testosterone.
Il problema può partire:
dal testicolo, e quindi parlare di ipogonadismo primario;
oppure:
da ipotalamo e ipofisi, determinando un ipogonadismo secondario.
Tra le possibili cause troviamo patologie testicolari, traumi, orchiti, alcuni trattamenti oncologici, patologie ipofisarie, iperprolattinemia, emocromatosi e diverse malattie croniche.
Per questo davanti a valori realmente bassi non ha senso limitarsi a comprare zinco, vitamina D o qualche fantomatico “testosterone booster”.
Prima bisogna capire perché il testosterone è basso.
QUINDI PERCHÉ IL TESTOSTERONE DEGLI UOMINI STA DIMINUENDO?
La risposta più corretta oggi è:
non lo sappiamo con certezza.
Ma sappiamo probabilmente abbastanza per escludere le spiegazioni troppo semplici.
Non sembra essere soltanto l’età.
Non sembra essere soltanto l’aumento del BMI.
Non sembra essere soltanto una variazione della SHBG.
E il nuovo dato sul contemporaneo calo dell’LH rende ancora più interessante l’ipotesi che qualcosa stia modificando la regolazione complessiva dell’asse riproduttivo maschile.
Il modello più plausibile è multifattoriale.
Probabilmente contribuiscono contemporaneamente:
- aumento di obesità e malattie metaboliche;
- minore attività fisica;
- alterazione della disponibilità energetica in alcuni gruppi;
- patologie croniche;
- farmaci;
- sonno e ritmi circadiani;
- esposizione a interferenti endocrini;
- fattori ambientali ancora non completamente identificati.
E potrebbe esserci anche un effetto cumulativo.
Una piccola alterazione provocata da un singolo fattore può essere poco importante. La somma di numerosi fattori durante decenni potrebbe invece produrre un effetto rilevabile a livello di popolazione.
Ad oggi questa rimane però un’ipotesi, non una spiegazione definitivamente dimostrata.
COSA FARE PER PROTEGGERE IL TESTOSTERONE?
La prima cosa da fare non è cercare l’integratore più esotico.
Bisogna eliminare, quando presenti, i fattori che sappiamo essere realmente modificabili.
In particolare:
- ridurre l’eccesso di grasso corporeo;
- migliorare la salute metabolica;
- praticare attività fisica;
- allenarsi con i pesi;
- evitare restrizioni caloriche estreme quando si è già magri;
- assicurare sufficiente disponibilità energetica nello sportivo;
- curare il sonno;
- limitare abuso di alcol e sostanze;
- evitare l’utilizzo non medico di androgeni e anabolizzanti;
- correggere eventuali carenze nutrizionali reali;
- ridurre, dove ragionevolmente possibile, l’esposizione inutile agli interferenti endocrini.
Non significa che facendo tutto perfettamente il testosterone salirà necessariamente.
Se esiste una causa organica, ovviamente lo stile di vita può non essere sufficiente.
Ma significa eliminare una serie di fattori capaci di peggiorare un sistema ormonale che potrebbe essere già sotto pressione.
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DOMANDE FREQUENTI SUL TESTOSTERONE BASSO
È VERO CHE GLI UOMINI OGGI HANNO MENO TESTOSTERONE?
Diversi studi condotti in popolazioni differenti mostrano un declino del testosterone indipendente dalla semplice età anagrafica. La grande revisione di Santi et al. del 2025 su oltre un milione di uomini ha confermato un trend negativo anche dopo correzione per età e BMI.
STA DIMINUENDO ANCHE IL TESTOSTERONE LIBERO?
Esistono dati che indicano di sì. Lo studio finlandese di Perheentupa et al. aveva già mostrato una riduzione del testosterone totale e libero nelle generazioni più recenti. Una meta-trend analysis presentata nel 2026 ha trovato un calo significativo sia del testosterone totale sia di quello libero, anche se quest’ultimo lavoro è per ora disponibile come abstract congressuale.
L’OBESITÀ È LA CAUSA PRINCIPALE DEL TESTOSTERONE BASSO?
L’obesità è una causa molto importante di testosterone basso nel singolo individuo e la perdita di peso può aumentare significativamente il testosterone negli uomini obesi. Tuttavia l’aumento del BMI non sembra spiegare completamente il declino generazionale osservato nelle popolazioni.
COSA SIGNIFICA AVERE TESTOSTERONE BASSO E LH BASSO?
Può indicare una stimolazione insufficiente del testicolo da parte dell’asse ipotalamo-ipofisi, come avviene nelle forme di ipogonadismo secondario o in alcune forme funzionali. Il risultato deve però essere interpretato da un medico insieme a sintomi, altri esami e storia clinica.
DORMIRE POCO ABBASSA SEMPRE IL TESTOSTERONE?
No. La deprivazione totale di sonno riduce il testosterone negli studi sperimentali, mentre per restrizioni parziali e più moderate i risultati sono molto meno netti. Il sonno rimane importante per la salute, ma non esiste una relazione semplice del tipo “un’ora di sonno in meno = una determinata percentuale di testosterone in meno”.
DIETA E ALLENAMENTO POSSONO AUMENTARE IL TESTOSTERONE?
Dipende dalla situazione iniziale. Negli uomini con obesità perdere peso e migliorare la salute metabolica può aumentare il testosterone. Negli sportivi magri che mangiano troppo poco, invece, aumentare la disponibilità energetica può aiutare a normalizzare l’asse ormonale. In caso di carenze di elementi chiave come lo zinco una supplementazione può dare vantaggi. Non esiste quindi una singola “dieta per aumentare il testosterone” valida per tutti.
GLI INTERFERENTI ENDOCRINI SONO LA CAUSA DEL CALO DEL TESTOSTERONE?
Non è stato dimostrato. Esistono associazioni tra esposizione ad alcuni PFAS, ftalati, bisfenoli e alterazioni degli ormoni riproduttivi maschili, ma non possiamo attualmente attribuire a questi composti l’intero declino secolare del testosterone. Sono una possibile componente di un fenomeno probabilmente multifattoriale.
CONCLUSIONI
Il testosterone maschile sembra realmente mostrare un declino generazionale.
Il dato non arriva più da un singolo studio.
Lo abbiamo osservato negli Stati Uniti, in Finlandia, in Israele e oggi in grandi analisi internazionali.
Le evidenze più recenti aggiungono due elementi particolarmente interessanti:
1. sembra diminuire anche il testosterone libero;
2. insieme al testosterone sembra diminuire anche l’LH.
Questo rende il fenomeno molto più complesso della semplice spiegazione “gli uomini oggi sono più grassi”.
Obesità, peggioramento metabolico, bassa disponibilità energetica, farmaci, patologie, sonno e interferenti endocrini possono tutti contribuire.
Ma ad oggi non abbiamo ancora identificato una singola causa capace di spiegare il fenomeno.
Quello che possiamo fare nel singolo individuo è molto più concreto: misurare correttamente il testosterone quando esistono sintomi, individuare eventuali cause mediche e migliorare tutti i fattori modificabili di alimentazione, composizione corporea, attività fisica e stile di vita.