OMEGA 3 – POTENZIALI RISCHI PER LA SALUTE CARDIACA?
Nel corso del 2024 alcuni studi hanno analizzato il ruolo dell’assunzione di omega-3 nei confronti della salute cardiaca, mostrano degli effetti negativi nel contesto delle aritmie. Uno studio in particolare (per bibliografia precisa vedi il video youtube in fondo all’articolo) ha fatto molto scalpore sui social e sul web! Questo studio ha mostrato che chi consumava più omega-3 aveva un aumentato rischio di fibrillazione atriale. È bene sottolineare che lo studio in questione è di tipo epidemiologico, quindi non all’apice della qualità scientifica, e presenta alcuni limiti.
Cosa ci dicono invece i grandi studi internazionali di maggiore qualità scientifica? Analizzando due metanalisi recenti che hanno raccolto numerosi studi sull’argomento, anche qui vediamo confermato il rischio di aumento di aritmia cardiaca in chi consuma omega-3, soprattutto ad alte dosi come 3-4 g al giorno.
PERCHE’ CI HANNO SEMPRE DETTO CHE GLI OMEGA-3 MIGLIORANO LA SALUTE CARDIOVASCOLARE?
Bisogna distinguere due contesti specifici:
- Quando si parla di salute cardiovascolare, la letteratura scientifica ci dice che gli omega-3 hanno un effetto positivo in relazione ai livelli di colesterolo, trigliceridi e sulla salute metabolica in generale.
- Quando parliamo di aritmie e fibrillazione, invece, sembrerebbe che gli omega-3 possano essere dannosi.
COME COMPORTARSI?
Le metanalisi presenti mostrano gli effetti potenzialmente negativi quando l’assunzione giornaliera è elevata, circa 3-4 g; tuttavia, gli effetti positivi nei confronti della salute cardiovascolare e metabolica si ottengono già a dosaggi nettamente inferiori, circa 0,8-1,0 g al giorno.
Un ottima strategia potrebbe essere quindi assumere omega-3 in dosi controllate, 0,8-1,0 g giornalieri, così da massimizzare gli effetti benefici e ridurre al minimo il rischio potenziali effetti negativi.
MA CHI NECESSITA’ DI INTEGRARE GLI OMEGA-3?
- Persone e atleti in fase di definizione, cioè nelle fasi di perdita di grasso, in quanto seguendo una dieta ipocalorica il consumo di pesce grasso, e in generale di fonti animali grasse, sarà ridotto e quindi potrebbero andare incontro a carenze.
- Tutti coloro che presentano problematiche cardiovascolari e metaboliche come livelli elevati di colesterolo e trigliceridi.
In questi casi un’integrazione a dosi controllate di omega-3 determina effetti positivi per la salute.
Chi non presenta queste problematiche o è in fasi di mantenimento o massa, potrebbe assumere gli omega-3 direttamente dal pesce grasso. L’assunzione attraverso gli alimenti permette di massimizzarne gli effetti! Infatti negli alimenti sono presenti anche cofattori che aiutano la funzione degli omega-3. In questi casi, con il consumo di circa 2 porzioni di pesce grasso alla settimana, l’integrazione non è necessaria.
PERCHE’ NON AUMENTARE IL CONSUMO DI PESCE GRASSO AL POSTO DELL’INTEGRAZIONE?
Il consumo di pesce è sicuramente associato ad effetti positivi sulla salute. Tuttavia, gli ultimi dati ci mostrano come il pesce, a livello mondiale, sia sempre più inquinato, soprattutto in termini di presenza di microplastiche. Quest’ultime sembrano accumularsi nel nostro copro a livello di arterie, organi sessuali e cervello con effetti ancora da studiare in modo approfondito.
In conclusione, si può dire che l’integrazione si rende necessaria per coloro che seguono diete fortemente ipocaloriche o che presentano un rischio cardiovascolare elevato. Dosaggi controllati, 0,8-1 g giornalieri, massimizzano gli effetti positivi nei confronti della salute cardiovascolare e minimizzano gli effetti negativi legati ad aritmie cardiache e fibrillazioni atriali, che sembrano manifestarsi a dosaggi elevati pari a 3-4 g giornalieri.
Le altre persone dovrebbero favorire l’assunzione di omega-3 attraverso il consumo 2 porzioni di pesce grasso alla settimana. Infine, aumentare notevolmente il consumo di pesce potrebbe rappresentare un rischio per la salute in quanto il pesce è veicolo di inquinanti ambientali e soprattutto di microplastiche.